martedì 5 giugno 2012

NULLA E' PIU' LIETO( ALESSANDRO PARRONCHI )

NULLA E' PIU' LIETO
D'UN GIORNO GRIGIO
CHE A UN TRATTO S'APRE
A UNA SPERANZA DI SOLE
CHE INCENDIA LA SERA
E POI TRAMONTA
MA PRIMA D'UN ULTIMO
FULGORE ILLUMINA
LA NOTTE PER TE.


fotografia Piero Reggio





lunedì 4 giugno 2012

ESTASI (VICTOR HUGO)

Ero solo di fronte alle onde, in una notte stellata.
Non una nuvola in cielo, sul mare neppure un velo.
I miei occhi si tuffavano più in là della realtà.
E i boschi, i monti, tutta la natura
sembravano interrogare, in un confuso mormorare
    i fuochi del cielo, le onde del mare.

E le stelle dorate, legioni infinite,
a voce alta, a voce bassa, con mille armonie
dicevano, inclinando le loro corone di fuoco,
e le onde blu che niente nè governa nè arresta
dicevano, curvando la schiuma della loro cresta
    - E' il Signore, il Signore Iddio -



domenica 3 giugno 2012

L'ASINO E L'USIGNOLO (Ivan Krylov 1768-1844)

Vide un giorno un somaro
un usignolo :"Amico" - gli disse -"è ver che tanto,
come m'han riferito, esperto sei nel canto?
Oh, molto avrei pur caro,
udendoti cantar farmi da me un concetto
se in verità nel canto tu sei così provetto":

 E l'usignol fischiando e gorgheggiando allora
sfoggiò l'arte canora
in mille modi vari. Cantava dolcemente,
con voce alta e sonora,
che pareva di zampogna talor l'eco languente,
talor di mitraglia lo scoppiettio frequente.

Allor tutto ascoltava;
ascoltava dell'alba l'annunciator canoro,
taceano i venti intorno e degli augelli il coro.

Il gregge si fermava
e respirando appena il pastorello, attento
al canto si beava
e volto alla campagna, sorrideva contento.

Terminò il canto. L'asino, china la fronte al suolo:
"Bè, non c'è male !" - disse -" Proprio, a parlarti franco,
udendoti cantare non mi stanco.

Certo è peccato solo,
mio povero usignolo,
che tu il galletto nostro non abbia conosciuto:
perfezionarti, udendolo, avresti ancor potuto"

Sentendo un tal giudizio, il povero cantore
spiccò il volo sui campi e sparve in un bagliore.

Da tal razza di giudici preservaci, Signore!




(L'usignolo fu nei tempi antichi chiamato Filomena da un'antica leggenda greca. Si narra che Procne e Filomena o Filomela erano figlie del re di Atene Prandione e  inseguite da Tereo, marito di Procne, che voleva ucciderle furono tramutate dagli dei rispettivamente in rondine e in usignolo. Anche Tereo fu mutato in uccello:l'upupa. In un sonetto del Petrarca si cita :" e garrir Progne e pianger Filomena")

sabato 2 giugno 2012

OGNI VOLTA CHE VEDO LA MISERIA O LA DECADENZA DI UN VECCHIO, PENSO AI SOGNI DI SUA MADRE: CHISSA' CHE COSA FARA' DA GRANDE? MI FA PENA SE LO PENSO PICCOLO. (Enzo Biagi da "Lunga è la notte" ed Rizzoli)

Il pensiero che ogni  anziano è stato bambino mi incanta e mi commuove, mi pone mille domande. Penso ai bisogni primari ; mangiava, giocava, com'era la sua salute,  i genitori erano affettuosi, aveva i nonni? Andava bene a scuola, aveva amici, cosa voleva fare da grande? Anche dei miei genitori non conosco l'infanzia; solo poche notizie emerse nel tempo.Mio papà era bravo in matematica, aveva un gatto, a sua madre dava del voi (l'ha sempre fatto fino alla fine), faceva da baby sitter a due cuginette e la zia che lavorava in filanda gli offriva una generosa merenda. A mia mamma piaceva studiare e la sua maestra era la mamma di Giorgio Bocca, alla domenica quando  il suo papà comperava  il sigaro e La Stampa cercava sempre di avere  un giornalino, aveva un fratello in collegio dai Salesiani, le piacevano le saponette profumate. Non ho mai saputo i loro sogni e se la vita gli ha dato almeno in parte ciò che volevano. Che mistero l'esistenza!


venerdì 1 giugno 2012

GIOVINEZZA

MATTINI AZZURRI
BIANCHI ORIZZONTI
AD ALTRO NON PENSAVO
MERIGGI GIALLI
SERE DI FUOCO.

fotografia Piero Reggio