martedì 24 dicembre 2019

L'ALBERGO (TITO MARRONE)

Naufrago nella notte di Natale
in una scialba camera d'albergo,
dinanzi alla candela
che guizza e fuma...
E, mentre si consuma
l'anima ad ascoltare il tristo vento
che schernisce sul tetto
la magra pioggia,
di la' l'ostessa con la voce chioccia
litiga in suo gergo maledetto.

Pace, ostessa! A quest'ora, nelle chiese
del mio paese
s'inazzurra la messa di Natale,
brulicano i lumini dei presepi.
I Re Magi viaggiano lungo le siepi,
dietro la stella di fili d'argento,
verso la capannuccia di Gesù:
brontola il vento e la neve vien giù.

Or dove mai sarà
quel piccolo pastore
che alla sua rammendata cornamusa
appendeva il mio cuore?

Dove, la stella di fili d'argento?
Dove son io fanciullo?
Il mio presepe è brullo,
abbandonato, spento.

lunedì 9 dicembre 2019

LETTERA 1951 ( MARIA LUISA SPAZIANI)

NATALE ALTRO NON E' CHE QUEST'IMMENSO
SILENZIO CHE DILAGA PER LE STRADE,
DOVE PLATANI CIECHI
RIDONO CON LA NEVE,

ALTRO NON E' CHE FONDERE A DISTANZA
LE NOSTRE SOLITUDINI,
SOPRA I MOLLI SARGASSI
STENDERE NELLA NOTTE UN PONTE D'ORO.

SONO QUI, COL TUO DONO CHE M'ILLUMINA
DI DIECI STELLE-LUNE,
TRASOGNATA GUIDANDOMI PER MANO
DOVE VIBRA UN RIVERBERO
DI FUOCHI E DI LANTERNE ( VERDE E VIOLA),
DI GIRANDOLE E INSEGNE DI CAFFE'.

VAN GOGH, PARIGI AZZURRA...
                                                            UN PINO A DESTRA
PER APPENDERVI QUATTRO NOSTALGIE
E LA MIA FEDE IN TE, BIANCA COMETA
IN CIMA

sabato 5 ottobre 2019

LA RAGIONE SMARRITA ( WIM WENDERS)

SONO TANTE LE COSE
CHE NON COMPRENDO
DI QUESTA GUERRA
E COSI' POCHE
QUELLE CHE AFFERRO.
UNA SOLA MI SEMBRA
ABBASTANZA CERTA:
OGNI GUERRA
E' UNA GUERRA.
OGNI GUERRA
FINISCE PER MANGIARSI
LE SUE RAGIONI
QUAND'ANCHE
FOSSERO LE MIGLIORI.
E CONTINUO A PENSARE
CHE COMBATTERE IL MALE
CON ALTRO MALE
NON PUO', ALLA FINE,
ESSERE UN BENE.

sabato 21 settembre 2019

SIERRA DE PANCORBO ( RAFAEL ALBERTI)

Non so più, mia dolce amica,
mia amante, mia dolce amante,
né quali sono le querce,
né quali sono ora i pioppi,
né quali sono ora i noci,
perché il vento impazzito
ha ammucchiato tutte le foglie
e abbattuto tutti gli alberi.

martedì 10 settembre 2019

IL POETA SOLITAIO ( GIOVANNI PASCOLI)

O dolce usignolo che ascolto
   ( non sai dove), in questa gran pace
cantare cantare tra il folto,
   la', dei sanguini e delle acacie.

t'ho presa - perdona, usignolo -
   una dolce nota, sol una,
ch'io canto tra me, solo solo,
   nella sera, al lume di luna.

E pare una tremula bolla
   tra l'odore acuto del fieno,
un molle gorgoglio di polla,
   un lontano fischio di treno ...

Chi passa, al morire del giorno,
   ch'ode un fischio lungo laggiù
riprende nel cuore il ritorno
   verso quello che non è più.

Si trova al nativo villaggio,
   vi ritrova quello che c'era:
l'odore di mesi-di-maggio
   buon odor di rose e di cera.

Ne ronzano le litanie,
   come l'api intorno una culla:
ci sono due voci sì pie!
   di sua madre e d'una fanciulla.

Poi fatto silenzio, pian piano,
   nella nota mia, che t'ho presa,
risente squillare il lontano
   campanello della sua chiesa.

Riprende l'antica preghiera,
   ch'ora ora non ha perché;
si trova con quello che c'era,
ch'ora ora ora non c'è ...

Chi sono? Non chiederlo. Io piango,
   ma di notte, perch'ho vergogna.
O alato, io qui vivo nel fango.
   Sono un gramo rospo che sogna.
 
 

sabato 24 agosto 2019

LA NOTTE ( CESARE PAVESE)

Ma la notte ventosa, la limpida notte
che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,
è un ricordo. Perdura una calma stupita
fatta anch'essa di foglie e di nulla. Non resta,
di quel tempo la' dai ricordi, che un vago
ricordare.

   Talvolta ritorna nel giorno
nell'immobile luce del giorno d'estate,
quel remoto stupore.

Per la vuota finestra
il bambino guardava la notte sui colli
freschi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:
vaga e limpida immobilità. Fra le foglie
che stormivano al buio, apparivano i colli
dove tutte le cose del giorno, le coste
e le piante e le vigne, eran nitide e morte
e la vita era un'altra, di vento, di cielo, e di foglie e di nulla.

   Talvolta ritorna
nell'immobile calma del giorno il ricordo
di quel vivere assorto, nella luce stupita.

lunedì 15 luglio 2019

L'ACQUA SI IMPARA DALLA SETE... ( EMILY DICKINSON )

L'ACQUA SI IMPARA DALLA SETE.
LA TERRA DAI MARI ATTRAVERSATI.
L'ESTASI DALLO SPASIMO.
LA GUERRA CI PARLA DELLA PACE.
LA MEMORIA DELL'AMORE.
LA NEVE DEGLI UCCELLI.

venerdì 7 giugno 2019

NON C'E' NAVE .... ( EMILY DICKINSON )

NON C'E' NAVE CHE POSSA COME UN LIBRO
PORTARCI NELLE TERRE PIU' LONTANE,
NE' C'E' CORSIERE PARI AD UNA PAGINA
DI POESIA CHE BALZA E CHE S'IMPENNA.
QUESTO VIAGGIO PUO' FARLO IL MISERABILE,
SENZA L'OPPRESSIONE DEL PEDAGGIO:
E' ASSAI FRUGALE IL CARRO
CHE TRASPORTA L'ANIMA DELL'UOMO.

venerdì 10 maggio 2019

IN CHIESA ( GIOVANNI PASCOLI)

SCIAMA CON UN RONZIO D'API LA GENTE
DALLA CHIESETTA IN SUL COLLE SELVAGGIO;
E PER LA SERA LIMPIDA DI MAGGIO
VANNO LE DONNE, A SCHIERA, LENTE LENTE;

E PASSANO TRA L'ALTA ERBA STRIDENTE,
E PARE UNA FIORITA IL LOR PASSAGGIO;
LE ATTENDE A VALLE TACITO IL VILLAGGIO
CON LE CAPANNE CHIUSE E SONNOLENTE.

MA LA CHIESETTA ANCOR NELL'ALTO SVARIA
TRA LE BETULLE, E IL TETTO D'UN INTENSO
ROSSOR SFAVILLA NEL SILENZIO ALPESTRE.

IL ROMBO DELLE PIE LAUDI NELL'ARIA
PALPITA ANCORA , UN LIEVE ODOR D'INCENSO
SPERDESI TRA LE MENTE E LE GINESTRE.

sabato 13 aprile 2019

IO ABITO LA POSSIBILITA'..... ( EMILY DICKINSON )

Io abito la possibilità,
una casa più bella della prosa
con tante finestre in più
e porte migliori.

Ha stanze come cedri
dove lo sguardo non può penetrare-
e per tetto sterminato
la volta del cielo.

La frequenta la gente più amabile.
Così vi passo il tempo:
spalanco le mie piccole mani
per colmarle di Paradiso.

venerdì 22 marzo 2019

LA LUCE IN PRIMAVERA.. ( EMILY DICKINSON

La luce in primavera
non ha eguale nell'anno,
in un'altra stagione.
All'arrivo di marzo sui campi solitari
si diffonde un colore sconosciuto
alla scienza, che l'anima sa cogliere.

Si sofferma sul prato,
mostra il remoto albero
sul remoto pendio,
sembra quasi parlarti.

Vanno via gli orizzonti,
danno annunci i meriggi
senza formula sonora
lei passa e noi restiamo.

Quasi un senso di perdita
macchia la nostra gioia,
come un vile commercio
viola un sacramento.