mercoledì 10 luglio 2013

VENEZIA

Voglio ricordare Venezia
luci
ombre
acque consumare le pietre.

Voglio ricordare le chiese
legni
echi
tempi riportati nel cuore.

Voglio ricordare Venezia
case
piazze
spazi per respiri profondi.







domenica 7 luglio 2013

SOSTA D'ESTATE di A. Zarri da " Quasi una preghiera " ed. Einaudi

Pienezza dell'estate, turgida, gonfia, prima di decomporsi nelle tumefazioni livide d'autunno, quando ogni frutto è già inizio di seme e ogni maturità germe di putridume.
Le rose han dato la loro furiosa fioritura, spumeggiante sui muri di cinta dei giardini; i glicini han terminato di spiovere le loro cascate incontenibili, le piante han patinato il loro acerbo luccicore di foglia appena nata per una veste più appannata e spenta. Finita la prima violenta eruzione di germogli la terra acquista un ritmo più misurato e lento : solenne prima di farsi stanco.
Tra l'irruenza della primavera e la stanchezza dell'autunno c'è una stagione tesa, come una corda d'arpa che nessuno percuote. Silenzio meridiano del sole che intana i passi nell'ombra e spopola le strade, solitudine di un cielo, fatto bianco di luce, senza più nuvole né voli.
E' la pienezza della vita che ha una sosta, quasi per entrare in se stessa e contemplarsi.
Tempo di consapevolezza, di temporanea sosta nell'azione per meditare sui motivi profondi della vita che non è mai così fervida come quando tace e s'ascolta.
Tempo di sprangare la porta della casa e rimanere soli, col gioco fresco delle ombre disegnate sul muro dai mobili del nostro vivere quotidiano.
Tempo di prendere un viottolo, in campagna, e ritrovare gli alberi, le siepi, i pozzi, le realtà di un mondo che ci si è fatto ormai remoto.
Tempo di ritrovare quello spazio essenziale di silenzio che va facendosi sempre più precario.

fotografia Piero Reggio


sabato 6 luglio 2013

POI CHE LA SERA ( DIEGO VALERI 1887-1976)

POI CHE LA SERA HA INVASO LA PALLIDA STANZA,
AFFOGANDO NELLA SUA LENTA DOLCEZZA
LE NOSTRE ROTTE PAROLE DI DISPERATA SPERANZA,
I NOSTRI VOLTI SBIANCATI DI TRISTEZZA,
E LE NOSTRE ANIME, O AMORE,
GONFIE ANCORA DI LACRIME -
ECCO CHE IL NOSTRO POVERO DOLORE
HA CESSATO DI SINGHIOZZARE,
E S'E' MESSO A GUARDARE A GUARDARE
CON OCCHI DI BIMBO SMARRITO
LA FINESTRA TUTTA AZZURRA D'INFINITO...
E LE TANTE LE TANTE COSE,
GRAVI E SOAVI, OSCURE E PAUROSE,
CHE ABBIAMO DETTO POCO FA,
E LA STRETTA TREMANTE DELLE MANI,
GELIDE E ARDENTI, STANCHE E SPASIMOSE,
E LE LACRIME, LE LACRIME AMARE,
D'ADDIO DI LONTANANZA DI SCHIANTO
CHE ABBIAMO PIANTO -
TUTTO, ECCO, TUTTO E' DILEGUATO VIA,
TUTTO E' SVANITO NELL'OMBRA LEGGERA
DELLA DOLCE SERA
COLORE DI POESIA...
E NOI NON SIAMO, O AMORE MIO SANTO,
CHE DUE PICCOLE COSE SPERDUTE QUAGGIU',
CHE S'AMANO TANTO,
CHE S'AMANO SOLO -
E NON SANNO DI PIU'.

mercoledì 3 luglio 2013

LA NOTTE (Cesare Pavese)

    Ma la notte ventosa, la limpida notte
che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,
è un ricordo. Perdura una calma stupita
fatta anch'essa di foglie e di nulla. Non resta,
di quel tempo di là dai ricordi, che un vago
ricordare.
             
              Talvolta ritorna nel giorno
nell'immobile luce del giorno d'estate,
quel remoto stupore.

                              Per la vuota finestra
il bambino guardava la notte sui colli
freschi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:
vaga e limpida immobilità. Fra le foglie
che stormivano al buio, apparivano i colli
dove tutte le cose del giorno,le coste
e le piante e le vigne, eran nitide e morte
e la vita era un'altra, di vento, di cielo,
e di foglie e di nulla.

                              Talvolta ritorna
nell'immobile calma del giorno il ricordo
di quel vivere assorto, nella luce stupita.

lunedì 1 luglio 2013

R. TAGORE da "Dono d'amore"

Perdonami se oggi sono impaziente, amore.
E' la mia prima pioggia estiva. La foresta,
sulle sponde del fiume, è agitata
e i rigogliosi alberi di Kadam
tentano, con i fiori profumati, il monsone che passa.
Vedi, da ogni parte il cielo è attraversato
da lampi e il vento solleva i capelli.
Se proprio oggi ti porto il mio dono,
perdonami amore.
Il mondo dei soliti giorni
è nascosto dal vapore della pioggia,
ogni lavoro è sospeso nelle case,
desolati sono i campi.
Solo gli occhi tuoi neri
lo scrosciare della pioggia
ritrova la sua melodia,
e, alla tua porta, vestito d'azzurro,
luglio aspetta che tu apra, coi gelsomini
pronti per le tue trecce.