Maurice Maeterlinck nacque a Gand il 23 agosto 1862 da una famiglia di proprietari terrieri, nel 1874 entrò nel collegio gesuita di Sainte-Barbe , si laureò in giurisprudenza nel 1885, nel 1886 andò a Parigi, nel 1889 pubblicò il suo primo libro " Serres Chaudes" e venne rappresentato , con grande successo, un suo dramma teatrale in cinque atti "La princesse Maleine", ebbe un'intensa produzione di saggi e di opere teatrali e la sua carriera venne coronata dal Nobel nel 1911.La prima guerra mondiale lo toccò profondamente e lo impegnò in una serie di conferenze e di scritti per testimoniare la sua rabbia. Al termine del conflitto iniziò un nuovo periodo teatrale e di saggistica. Dopo la seconda guerra mondiale partì per gli Stati Uniti e si stabilì in Florida.Ritornò in Francia nel 1945 e morì nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1949.
***
Ore spente
Ecco gli antichi desideri che passano,
Ancora sogni di uomini stanchi,
Ancora sogni che si stancano;
Ecco passati i giorni della speranza!
In chi bisogna fuggire oggi!
Non c'è più nessuna stella:
Ma ghiaccio sulla noia
E panni azzurri sotto la luna.
Ancora singhiozzi presi in trappola1
Guardate i malati senza fuoco,
E gli agnelli che brucano la neve;
Abbiate pietà di tutto, mio Dio!
Io, aspetto un pò di risveglio,
Io, aspetto che il sonno passi,
Io, aspetto un pò di sole
Sulle mani gelate dalla luna.
sabato 5 novembre 2011
venerdì 4 novembre 2011
ho preparato una festa...
AMPIO E' IL SILENZIO
NEVE SULL'ANIMA
LENTA
COPRE
MI ACCOMPAGNA NEL TEMPO.
LE SEDIE
INTORNO AL TAVOLO
SONO VUOTE
MA TUTTO E' PRONTO
I CAMERIERI
LA MUSICA.
CHISSA'
MIO CUGINO ELIO
SUO FIGLIO
VERA
SUO MARITO
E I SUOI FIGLI.
CHISSA'
SANTINO
UGO
LO ZIO D'AMERICA
MIA SORELLA
SE NON AVESSE INCONTRATO QUELL'UOMO
MIA NIPOTE STEFANIA.
QUANTE SEDIE
VUOTE PER SEMPRE
QUANTE OSSA
NEL FREDDO MARMO.
NO!
NON VERRA' NESSUNO
LICENZIERO' I CAMERIERI
I MUSICISTI.
HO ATTESO TROPPO.
NEVE SULL'ANIMA
LENTA
COPRE
MI ACCOMPAGNA NEL TEMPO.
LE SEDIE
INTORNO AL TAVOLO
SONO VUOTE
MA TUTTO E' PRONTO
I CAMERIERI
LA MUSICA.
CHISSA'
MIO CUGINO ELIO
SUO FIGLIO
VERA
SUO MARITO
E I SUOI FIGLI.
CHISSA'
SANTINO
UGO
LO ZIO D'AMERICA
MIA SORELLA
SE NON AVESSE INCONTRATO QUELL'UOMO
MIA NIPOTE STEFANIA.
QUANTE SEDIE
VUOTE PER SEMPRE
QUANTE OSSA
NEL FREDDO MARMO.
NO!
NON VERRA' NESSUNO
LICENZIERO' I CAMERIERI
I MUSICISTI.
HO ATTESO TROPPO.
giovedì 3 novembre 2011
CECHOV RACCONTA LA STEPPA...seconda parte
E quando sorge la luna la notte diventa pallida e languida. Come se non ci fosse la caligine. L'aria è trasparente, pura e calda, tutto si vede chiaro e perfino si possono distinguere accanto alla strada a uno a uno gli steli della stoppia. A grande distanza sono distinguibili le pietre. Le figure, che paion frati sullo sfondo chiaro della notte, sembrano più nere e guardano più minacciose.Sempre più e più frequentemente in mezzo a lo strepitio monotono, turbando l'aria immobile, echeggia quel "ah-ah" di stupore e si ode il grido dell'uccello che non dorme o delira.
Vaste ombre camminano per la pianura, come nuvole per il cielo e sullo sfondo confuso. Se si guarda a lungo ben bene, pendono e si accumulano una sull'altra confuse immagini bizzarre...C'è un senso di oppressione. Ma quando guardi il cielo verde pallido, cosparso di stelle, sul quale non è nuvola o macchia, allora comprendi perchè è immobile l'aria calda, perchè la natura sta così vigile e teme di muoversi: anch'essa sente l'oppressione e teme di perdere un istante di vita.
L'infinita profondità e l'incommensurabilità del cielo si può giudicare solo sul mare o nella steppa di notte, quando splende la luna; un cielo terribile, bello e gentile accarezza teneramente e chiama a sè, e la carezza dà le vertigini.
Cammini un'ora, due ore... ti capita sulla via un taciturno vecchietto, un sepolcro, o una "donna di pietra" (rozze figure femminili di pietra, sparse qua e là per la steppa: sono punti di riferimento ), messa Dio sa da chi e quando, silenzioso vola vicino a terra qualche uccello notturno, e a poco a poco tornano alla memoria le leggende della steppa, i racconti dei pellegrini, le favole della bambinaia venuta dalla steppa e tutto quello che hai potuto vedere e abbracciare con l'anima tu stesso. E nello strepitio degli insetti, nelle figure misteriose e nei sepolcri, nel cielo azzurro, nella luce lunare e nel volo dell'uccello notturno, in tutto ciò che vedi e senti, t'incomincia a balenare il trionfo della bellezza, la giovinezza, il fiorire delle forze e una terribile sete di vita; l'anima diventa l'eco della bella crudele natura, e vorrebbe volare sulla steppa insieme con l'uccello notturno. E nel trionfo della bellezza e nella esuberanza di felicità si prova una tensione e un'ansietà come se la steppa sentisse la propria solitudine, sentisse che la sua ricchezza, il suo incanto si perdono invano per il mondo, non cantati da nessuno, non necessari a nessuno, e attraverso il giocoso rumore sordo senti il suo nostalgico richiamo senza speranza: un poeta! un poeta!
Vaste ombre camminano per la pianura, come nuvole per il cielo e sullo sfondo confuso. Se si guarda a lungo ben bene, pendono e si accumulano una sull'altra confuse immagini bizzarre...C'è un senso di oppressione. Ma quando guardi il cielo verde pallido, cosparso di stelle, sul quale non è nuvola o macchia, allora comprendi perchè è immobile l'aria calda, perchè la natura sta così vigile e teme di muoversi: anch'essa sente l'oppressione e teme di perdere un istante di vita.
L'infinita profondità e l'incommensurabilità del cielo si può giudicare solo sul mare o nella steppa di notte, quando splende la luna; un cielo terribile, bello e gentile accarezza teneramente e chiama a sè, e la carezza dà le vertigini.
Cammini un'ora, due ore... ti capita sulla via un taciturno vecchietto, un sepolcro, o una "donna di pietra" (rozze figure femminili di pietra, sparse qua e là per la steppa: sono punti di riferimento ), messa Dio sa da chi e quando, silenzioso vola vicino a terra qualche uccello notturno, e a poco a poco tornano alla memoria le leggende della steppa, i racconti dei pellegrini, le favole della bambinaia venuta dalla steppa e tutto quello che hai potuto vedere e abbracciare con l'anima tu stesso. E nello strepitio degli insetti, nelle figure misteriose e nei sepolcri, nel cielo azzurro, nella luce lunare e nel volo dell'uccello notturno, in tutto ciò che vedi e senti, t'incomincia a balenare il trionfo della bellezza, la giovinezza, il fiorire delle forze e una terribile sete di vita; l'anima diventa l'eco della bella crudele natura, e vorrebbe volare sulla steppa insieme con l'uccello notturno. E nel trionfo della bellezza e nella esuberanza di felicità si prova una tensione e un'ansietà come se la steppa sentisse la propria solitudine, sentisse che la sua ricchezza, il suo incanto si perdono invano per il mondo, non cantati da nessuno, non necessari a nessuno, e attraverso il giocoso rumore sordo senti il suo nostalgico richiamo senza speranza: un poeta! un poeta!
mercoledì 2 novembre 2011
CECHOV RACCONTA LA STEPPA... prima parte
Nelle sere e nelle notti di luglio non stridono più le pernici e gli aironi, non cantano nei burroni gli usignuoli, non si sente più il profumo dei fiori, ma la steppa è sempre bella e piena di vita. Appena il sole tramonta e la caligine avvolge la terra, è subito scordata la pena del giorno, tutto è perdonato e la steppa respira leggermente col suo vasto petto. Forse perchè l'erba non vede la sua vecchiaia nell'oscurità, tra essa dilaga un allegro brusio giovanile come non esiste neppure durante il giorno; lo stridio, il fischiettare, il raschiare, i bassi, i tenori e i soprani della steppa, tutto si confonde in un interrotto e monotono mormorio sordo, che favorisce le rimembranze e la nostalgia. Il monotono fruscio culla come una ninna nanna; tu vai e senti che ti addormenti, ma ecco, non si sa da dove, giunge il grido ansioso di qualche uccello che non dorme, o vi si ode un gemito indefinito, che ricorda la voce di qualcuno, una specie di "ah - ah"! di stupore e il sonno ti abbassa le palpebre. Avviene anche che, se passi accanto al borro, dove ci sono degli arbusti, senti l'uccello che gli abitanti della steppa chiamano "chiù" gridare a qualcheduno : "chiù, chiù, chiù", e un altro che ride o si strozza dal piano isterico: è la civetta. Perchè gridino e chi li ascolta in quella pianura, Dio solo lo sa, ma nel loro grido c'è molta tristezza e lamento.
Si sente il profumo del fieno, dell'erba secca e dei fiori tardivi, ma il profumo è denso, dolce e penetrante.
Attraverso la caligine si vede tutto, ma è difficile distinguere il colore e i contorni delle cose. Tutto si presenta diverso dalla realtà. Tu vai, improvvisamente vedi proprio vicino alla strada un'ombra che sembra un frate; non si muove, attende e tiene qualcosa nelle mani...Che sia un brigante? La figura si avvicina, cresce, ecco che sta già accanto al calesse, ma allora vedi che non è un uomo ma un arbusto solitario o un grosso sasso. Tali figure immobili, che attendono qualcuno, stanno sui colli, si nascondono dietro i tumuli, spiano dalla stoppia e tutti rassomigliano ad uomini e destano sospetto.
Si sente il profumo del fieno, dell'erba secca e dei fiori tardivi, ma il profumo è denso, dolce e penetrante.
Attraverso la caligine si vede tutto, ma è difficile distinguere il colore e i contorni delle cose. Tutto si presenta diverso dalla realtà. Tu vai, improvvisamente vedi proprio vicino alla strada un'ombra che sembra un frate; non si muove, attende e tiene qualcosa nelle mani...Che sia un brigante? La figura si avvicina, cresce, ecco che sta già accanto al calesse, ma allora vedi che non è un uomo ma un arbusto solitario o un grosso sasso. Tali figure immobili, che attendono qualcuno, stanno sui colli, si nascondono dietro i tumuli, spiano dalla stoppia e tutti rassomigliano ad uomini e destano sospetto.
martedì 1 novembre 2011
un albero volevo diventare...
UN ALBERO VOLEVO DIVENTARE
I RAMI
O LE BRACCIA
TENDERE AL CIELO
GERMOGLIARE
O VEDERE L'ALBA PIANO
LASCIARMI ANDARE AL VENTO
ALLA PIOGGIA
AL SOLE.
DIVENTARE UN ARBUSTO.
POTRO' ANCORA?
UN PICCOLO RAMO
UNA FOGLIA
O UN UOMO.
I RAMI
O LE BRACCIA
TENDERE AL CIELO
GERMOGLIARE
O VEDERE L'ALBA PIANO
LASCIARMI ANDARE AL VENTO
ALLA PIOGGIA
AL SOLE.
DIVENTARE UN ARBUSTO.
POTRO' ANCORA?
UN PICCOLO RAMO
UNA FOGLIA
O UN UOMO.
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