Dopo l'acquata le nuvole, pronte,
pigliano il volo, scavalcano il monte.
Or con la gonna di velo sottile,
la più pigra s'impiglia al campanile.
- Lasciami, con codesta banderuola ;
mi strappi tutta ! Son rimasta sola! -
Ma il campanaro senza discrezione
le risponde col campanone!
Che sobbalzo, che sgomento!
Per fortuna c'era il vento
che con tutta galanteria
la piglia e se la porta via.
La porta a spasso lieve lieve
sul torrente, sulla pieve ;
tutto il mondo le fa vedere,
tetti rossi, maggesi nere ...
E che brillio di vetri e foglie!
Quanti bambini lungo il rio!
Quante vecchie sulle soglie!
Che festa, che chiacchierio !
Bimbi e rondini a strillare,
e bucati a salutare,
e ragazze alla finestra ...
ed il poeta a stillarsi la testa !
O primavera, uccelletto fuggitivo,
tu canti, io scrivo.
lunedì 9 maggio 2016
lunedì 2 maggio 2016
L' ORTO ABBANDONATO
C' è un orto abbandonato ormai da qualche anno, è ben recintato e qualche albero sopravvive ancora. Ci sono tre susini che nell'inverno hanno perduto qualche ramo, ma in primavera erano in fiore e ora sembrano rivivere , c' è un alto albero di pere ( forse abate ? ) che ha avuto una sontuosa fioritura e ora le sue foglie lucenti danno rifugio ai passerotti ; il più fragile è stato un pesco che non è sopravvissuto all'inverno. Ci sono un magnifico alloro, un rosmarino che sta fiorendo di blu e un cespuglio di salvia così così. Alte erbe lo hanno invaso e se nei primi anni qualche ortaggio coltivato spuntava ancora ora c'è solo più in un angolo qualche girasole e un bellissimo cespuglio di malva. E' un orto comunque molto frequentato : gazze, colombe , merli e passerotti ne hanno fatto un giardino privato e anche qualche gatto di passaggio non disdegna un sonnellino al sole fra l'erba. Ci sono api e d'estate un grillo canta , in fondo è un posto felice.
venerdì 22 aprile 2016
CAMPANA MONTANINA ( GIUSEPPE GIUSTA )
Sei la voce del villaggio
fresca e gaia, in sul mattino,
quando lanci l'argentino
tuo saluto al primo raggio ;
quando esulti alla sua festa,
quando piangi al suo dolore,
quando inviti alla preghiera,
mentre frulla in cerchio, lesta,
della rondin l'ala nera.
Sempre, sempre che un messaggio
rechi lieto o mesto al core,
sei la voce del villaggio.
fresca e gaia, in sul mattino,
quando lanci l'argentino
tuo saluto al primo raggio ;
quando esulti alla sua festa,
quando piangi al suo dolore,
quando inviti alla preghiera,
mentre frulla in cerchio, lesta,
della rondin l'ala nera.
Sempre, sempre che un messaggio
rechi lieto o mesto al core,
sei la voce del villaggio.
lunedì 11 aprile 2016
CANDELE ( COSTANTINO KAVAFIS )
I giorni futuri stanno avanti a noi
come una fila di candele accese -
dorate, calde, vivide candele.
I giorni passati restano dietro a noi,
penosa linea di candele spente ;
le più vicine fanno ancora fumo,
fredde candele, ormai piegate e sfatte.
Non le voglio vedere ; la loro forma mi rattrista,
mi rattrista ricordarne l'antica luce.
Guardo davanti a me le mie candele accese.
Non mi voglio voltare, vedere con spavento
come s'allunga in fretta quella linea scura,
come si moltiplicano in fretta le candele spente.
come una fila di candele accese -
dorate, calde, vivide candele.
I giorni passati restano dietro a noi,
penosa linea di candele spente ;
le più vicine fanno ancora fumo,
fredde candele, ormai piegate e sfatte.
Non le voglio vedere ; la loro forma mi rattrista,
mi rattrista ricordarne l'antica luce.
Guardo davanti a me le mie candele accese.
Non mi voglio voltare, vedere con spavento
come s'allunga in fretta quella linea scura,
come si moltiplicano in fretta le candele spente.
mercoledì 6 aprile 2016
PICCOLA PREGHIERA ( GIOVANNI CRISTINI 1925-1995)
O Dio del filo d'erba
della gemma del fiore
degli occhi delle mani
del bambino dei cani
del morso del dolore
di questo piccolo umano
universo del sangue e della mente,
Dio che l'uomo estromette
ogni giorno dal mondo
per prendere il suo posto ,
quando la terra innocente
che uscì dalle tue mani
sarà una sorda campana
di vetro e di cemento
fa' ch' io sia morto con le braccia in croce.
della gemma del fiore
degli occhi delle mani
del bambino dei cani
del morso del dolore
di questo piccolo umano
universo del sangue e della mente,
Dio che l'uomo estromette
ogni giorno dal mondo
per prendere il suo posto ,
quando la terra innocente
che uscì dalle tue mani
sarà una sorda campana
di vetro e di cemento
fa' ch' io sia morto con le braccia in croce.
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