venerdì 10 febbraio 2012

SONO UN GUERRIERO

NON SONO UN PITTORE, NON POTREI
NON SONO UN MUSICISTA, SONO UN GUERRIERO.
DIPINGO
SUONO, PER UN RESPIRO PIU' PROFONDO
PER UN ATTIMO DI QUIETE.
PER L'AMORE
CHE DIVIENE ROSSO LACCA
O RE MAGGIORE
PER UNA NOTTE SERENA.
SONO UN GUERRIERO
LA MIA MUSICA MUORE
I MIEI QUADRI RESTANO FERITI.


fotografia Piero Reggio

giovedì 9 febbraio 2012

CHI NON CONOSCE UNO COSI'? : L'INTENDITORE DI BICICLETTE (JEROME K. JEROME) ultima parte

Ne trovammo undici. Ne fissammo sei da un lato e cinque dall'altro, e mezz'ora più tardi la ruota era di nuovo a posto. E' inutile aggiungere che ora ballava veramente; anche un bambino l'avrebbe visto. Ebbson disse che per il momento essa poteva andare. Anche lui pareva si fosse stancato. Se l'avessi lasciato fare, scommetto che a quel punto se ne sarebbe andato a casa. Io invece, allora, ero risoluto a farlo fermare e finire; avevo abbandonato ogni pensiero di gita. L'orgoglio che avevo della macchina m'era stato soffocato da lui. La mia sola speranza consisteva ora nel veder l'amico graffiarsi, pigliarsi degli urti, sentirsi pizzicare alle mani. Ravvivai i suoi cadenti spiriti con un bicchiere di birra e qualche lode giudiziosa e dissi: "Osservarvi lavorare m'è di grande soddisfazione. Non solo m'affascina la vostra abilità, la vostra destrezza, ma mi fa bene la vostra lieta fiducia in voi stesso, la vostra inesplicabile speranza".
Così incoraggiato, si mise al lavoro per fissare il carter. Egli stava con la bicicletta rivolta verso la casa, e lavorava dal lato esterno. Poi si mise verso un albero, e lavorò dall'altro lato. Poi tenni io la bicicletta, mentre lui se ne stava a terra con la testa fra le ruote, e lavorava di sotto, versandosi dell'olio addosso. Poi mi tolse la macchina, e vi si stese di traverso come un basto, ma perse l'equilibrio e scivolò a testa in giù. Disse tre volte: " Grazie al cielo, finalmente va bene" E disse due volte: "No, maledizione, non ancora"
Cerco di dimenticare ciò che disse la terza volta. Poi montò in bestia e si provò a maltrattare la macchina. La bicicletta, fui lieto di vederlo, mostrò dello spirito; e le azioni susseguenti degenerarono in poco meno di una mischia fra lui e la macchina. Un momento la bicicletta voleva essere sul viale di ghiaia, e lui a cavallo della bicicletta poi la posizione veniva rovesciata... lui sul viale di ghiaia e la bicicletta su di lui. Poi lui steso di sopra, acceso dalla vittoria, con la bicicletta saldamente inforcata fra le gambe. Un trionfo di breve durata. Con un improvviso rapido movimento, la bicicletta si liberò, voltandosi su di lui e picchiandolo vivamente in testa con un manubrio.All'una meno un quarto, sudicio e rabbuffato, ferito e sanguinante, egli disse:" Credo che vada" - e si levò asciugandosi la fronte.
La bicicletta aveva l'aspetto anch'essa di averne abbastanza. Quale dei due fosse più punito sarebbe stato difficile dire. Io lo condussi nella retrocucina, dove in quanto fu possibile senza soda e strumenti adatti, lo feci ripulire e lo rimandai a casa.
Misi la bicicletta in una vettura e la portai dal meccanico più vicino. Il capo dell'officina s'avvicinò a guardarla:"Che volete che faccia con questo macinino?"- mi disse.
"Che lo ripariate fin dove è possibile " -dissi.
" E' troppo malandato - disse - ma farò del mio meglio."
Egli fece del suo meglio, e lo fece ammontare a due sterline e mezzo. Ma non era più la stessa macchina; e alla fine della stagione la lasciai nelle mani di un rigattiere perchè me la vendesse. Io non volevo ingannare nessuno; e avvertii il rigattiere di dire che era una macchina dell'anno scorso. Il rigattiere mi consigliò di non menzionare alcuna data. Disse:"In questa faccenda non si tratta di ciò che è vero e di ciò che non è vero: si tratta di ciò che si può far credere alla gente: Ora, detto fra noi, non pare che sia dell'anno scorso: per quanto riguarda l'aspetto potrebbe avere dieci anni. Non diremo nulla della data, cercheremo di cavarne quel che si potrà."
Lasciai fare a lui, ed egli ne fece cinque sterline, dicendomi che era molto più di quanto aveva sperato.


mercoledì 8 febbraio 2012

CHI NON CONOSCE UNO COSI'? : L'INTENDITORE DI BICICLETTE (JEROME K. JEROME) 2 parte

Egli poi disse che, giacchè ci si trovava, avrebbe esaminato la catena e subito cominciò a togliere il carter. Provai a persuaderlo di non farlo. Gli dissi ciò che un amico di grande esperienza una volta mi aveva raccomandato :" Se qualche cosa non va nel carter, vendi la macchina e comprane una nuova;ti costerà di meno"
Egli disse:" Parlano così quelli che non si intendono di macchine. Non c'è nulla di più facile che togliere un carter".
Dovetti confessare che aveva ragione. In meno di cinque minuti il carter giaceva in due pezzi a terra, ed egli strisciava con le mani e coi piedi cercando le viti. Aggiunse che gli era sempre rimasto un mistero il modo come sparivano le viti.
Stavamo ancora cercando le viti, quando apparve Etelberta. Sembrò sorpresa di trovarci lì; credeva che fossimo partiti da un secolo.
Egli disse:" Fra poco. Sto appunto aiutando vostro marito a mettere in ordine la macchina. E' una buona macchina; ma tutte debbono essere di tanto in tanto regolate."
Etelberta disse: " Se volete lavarvi quando avrete finito, potrete, se non vi dispiace, andare nella retrocucina: le donne hanno appunto adesso terminato di riassettare le stanze."
Ella mi disse che se incontrava Caterina probabilmente avrebbero fatto una gita in barca: ma che in qualunque caso lei, per l'ora della colazione, sarebbe stata di ritorno. Io avrei pagato una sterlina per andare con lei . Mi sentivo veramente male a star lì impalato a guardare quello sciocco che mi rompeva la bicicletta.
Il senso comune continuava a bisbigliarmi:" Fermalo, prima che commetta qualche malanno. Tu hai il diritto di difendere la tua proprietà dagli assalti di un matto. Afferralo per la collottola, e buttalo a calci fuori dal cancello".
Ma io sono debole quando si tratta di offendere i sentimenti altrui e lo lasciai fare.
Egli rinunziò a cercare il resto delle viti. Disse che le viti avevano l'abitudine di presentarsi quando meno si aspettavano; e che intanto avrebbe pensato alla catena. La strinse finchè essa non si potè più muovere: poi l'allentò finchè non fu due volte più lenta di prima. Poi disse che era meglio rimettere a posto la ruota anteriore.
Io tenni aperta la forcella, ed egli si affaccendò intorno alla ruota. Dopo dieci minuti gli suggerii di tener lui la forcella: alla ruota ci avrei pensato io; e cambiammo di posto. Alla fine del primo minuto egli lasciò cadere la macchina, e fece una passeggiatina sullo spiazzo del croquet con le mani strette insieme fra le cosce. Spiegò, mentre passeggiava così, che bisognava stare attenti a non farsi male alle dita tra la forcella e i raggi della ruota. Risposi ch'ero persuaso, per esperienza, della verità di ciò che diceva. Si fasciò con un paio di stracci e ricominciammo di nuovo. Finalmente riuscimmo a mettere la ruota a posto, e nel momento che era a posto, egli scoppiò in una risata.
Dissi: " Che cosa c'è?"
Egli disse: "Sapete, sono un somaro!"
La prima cosa che diceva che m'inducesse a rispettarlo. Gli chiesi che cosa lo avesse condotto a quella scoperta.
"Abbiamo dimenticato i pallini!" - rispose.
Cercai il cappello; giaceva rovesciato in mezzo al viale, e il diletto levriero di Etelberta inghiottiva i pallini con la rapidità con cui li raccoglievamo.
"Si ucciderà - disse Ebbson... Non l'ho mai più incontrato da quel giorno, grazie a Dio; ma credo che si chiamasse Ebbson - sono di solido acciaio:"
Io dissi: "Non m'importa del cane. S'è già mangiato in questa settimana un laccio da scarpe e un pacchetto di aghi. La natura è la guida migliore; i piccoli levrieri par che abbiano bisogno di questa specie di stimolanti. E' la bicicletta che m'importa"
Egli era d'indole allegra, e disse: "Bene, rimetteremo tutti quelli che potremo trovare, e per il resto confidiamo nella Provvidenza"


martedì 7 febbraio 2012

CHI NON CONOSCE UNO COSI'? : L'INTENDITORE DI BICICLETTE (JEROME K. JEROME) 1 parte

Vi era un tale di Folkestone che io solevo incontrare spesso. Egli mi propose una sera di fare il giorno seguente una lunga passeggiata insieme in bicicletta, e io dissi di sì. Per conto mio mi alzai presto; feci uno sforzo, e ne fui contento. Egli giunse una mezz'ora più tardi: io lo aspettavo nel giardino. Era una bella giornata. Egli mi disse: " Veggo che avete una bella macchina. Come va?" - "Ah, come tutte le altre! - risposi - abbastanza facilmente la mattina; un pò più lenta dopo colazione". Egli l'afferrò per la ruota anteriore e la forcella, e la scosse violentemente.
Dissi: " Badate:la rovinerete"
Non capivo perchè dovesse scuoterla: essa non gli aveva fatto nulla. Poi, se aveva bisogno di essere scossa, ero io la persona designata a scuoterla. Sentivo come se si fosse messo a picchiarmi il cane.
Egli disse:" Questa ruota balla"
Dissi: "Non ballerebbe, se voi non la faceste ballare"
Essa non ballava infatti ... non c'era nulla che invitasse al ballo.
Egli disse :" E' pericoloso; avete un cacciavite?"
Io non avrei dovuto commuovermi; ma pensavo che realmente, forse, si intendeva un pò del mestiere. Corsi al ripostiglio degli strumenti per vedere ciò che c'era. Quando ritornai, lo trovai seduto in terra con la ruota anteriore fra le gambe, nell'atto di trastullarcisi e farla scorrere leggermente fra le dita. Il resto della macchina giaceva sul viale di ghiaia accanto.
Egli disse: " A questa ruota è accaduto qualche cosa"
" Vi pare?" risposi.
Ma egli era di quella categoria di uomini che non hanno mai dubbi.
" A me pare - egli disse - che abbia i pallini guasti"
Io dissi : " Non ve ne preoccupate: vi stancherete. Rimettete la ruota a posto e partiamo"
Egli disse : " Giacchè è staccata, è meglio vedere che cos'ha"
Parlava come se si fosse staccata per disgrazia.
Prima che potessi impedirglielo, aveva svitato qualche cosa in qualche parte, e vidi rotolare sul viale una dozzina di pallini d'acciaio.
" Acchiappateli! - egli gridava - acchiappateli! Non dobbiamo perderne neppur uno " - gridava eccitatissimo.
Girammo curvi per mezz'ora, e ne trovammo sedici. Egli disse che sperava fossero tutti, perchè, se no, sarebbe stato un bel danno per la macchina. Aggiunse che non vi era nulla che richiedesse tanta attenzione nella scomposizione di una bicicletta, quanto la cura dei pallini. Spiegò che bisognava contarli all'atto di trarli fuori e curar che fossero rimessi a posto nello stesso numero. Promisi , se mai scomponessi una bicicletta, di far tesoro dell'avvertimento.
Misi i pallini, per maggior sicurezza, nel cappello, e posai il cappello sui gradini dell'ingresso. Ammetto che quello non fu  un tratto di prudenza. Anzi fu una vera sciocchezza. Di regola non sono scervellato; dovetti agire sotto l'influsso del compagno.


lunedì 6 febbraio 2012